Reati informatici e diritto penale del web

reati-informatici

Titolo: Diritto penale del web (2 corsi)

Modello didattico: casi giuridici presentati a step

Scadenza:

  • Corso 1: 10/07/19
  • Corso 2: 24/07/19

Crediti:

  • Corso 1: 1 credito
  • Corso 2: 2 crediti

Costo: 

  • Corso 1: 25 €
  • Corso 2: 30 €

Diritto penale del web: l'evoluzione legislativa

L’evoluzione tecnologica ha avuto notevoli ripercussioni anche sul piano giuridico. Un certo uso dei sistemi informatici è infatti potenzialmente idoneo a favorire la commissione di attività illecite.

Un'importante riforma in tema di criminalità informatica si è realizzata mediante la legge 48 del 2008, avente a oggetto la ratifica ed esecuzione della Convenzione di Budapest del Consiglio d’Europa.

La Convenzione di Budapest costituisce il primo accordo internazionale avente a oggetto i crimini informatici. Esso nasce dall’esigenza di perseguire una politica penale comune contro la diffusione dei reati telematici, promuovendo l’armonizzazione delle legislazioni penali e favorendo la cooperazione sovranazionale, al fine di arginare tale fenomeno criminale.

Questa importante riforma normativa ha apportato varie modifiche al codice penale e al codice di procedura penale.  Ha inoltre aggiunto l’articolo 24 bis del decreto 231/2001 che inserisce vari reati informatici, prima assenti, tra i reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti.

Reati informatici propri e impropri

In considerazione della pluralità delle condotte illecite ricollegabili a vario titolo al settore dell’informatica e
del web, si tende a distinguere i reati informatici propri da quelli impropri.

I reati informatici propri, detti anche reati informatici in senso stretto, sono quei fatti penalmente rilevanti in cui la condotta criminosa ha necessariamente a oggetto dei sistemi informatici.
Appartiene a tale genus il reato di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico, previsto e punito ex
art. 615 ter del codice penale.

Per quanto riguarda la categoria dei reati informatici impropri, o reati eventualmente informatici, comprende invece quei reati comuni che possono essere eventualmente commessi mediante l’utilizzo degli strumenti telematici, come, per esempio, la truffa realizzata on line.

Tali ipotesi criminose, che si consumano mediante gli strumenti del computer e della connessione web, alimentano
spesso dubbi tra gli interpreti, in merito al rispetto del principio di legalità.

E' necessario infatti di volta in volta verificare la rispondenza della condotta illecita realizzata tramite i sistemi informatici con il modello tipico, positivizzato e penalmente sanzionato dal legislatore.

I contenuti

I corsi, accreditati dal CNF, prendono in esame:

  • La frode informatica
  • L'accesso abusivo a un sistema informatico
  • Il falso informatico
  • La diffamazione via internet
  • Prostituzione e pedopornografia online
  • Il furto dell'identità digitale
  • Il trattamento dei dati personali via web

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L’eredità giacente

Titolo: L'eredità giacente (2 corsi)

Modello didattico: casi giuridici presentati a step

Scadenza:

  • Caso 1: 4/02/19
  • Caso 2: 14/02/19 

Crediti:

  • Caso 1: 1 credito
  • Caso 2: 2 crediti

Costo: 

  • Caso 1: 25 €
  • Caso 2: 30 €

Eredità giacente

Nel nostro ordinamento non esiste una definizione di eredità giacente. L’istituto, disciplinato nel capo VIII del Titolo I del Libro II del Codice Civile agli artt. 528-532, è diretto a garantire la conservazione e amministrazione del patrimonio ereditario - temporaneamente privo di titolare - nel periodo intercorrente tra il momento dell’apertura della successione (coincidente con la morte della persona) e quello dell’eventuale accettazione dell’eredità da parte del chiamato, al fine di evitare che in questo arco temporale il patrimonio rimanga privo di tutela giuridica e possa subire pregiudizi. L’eredità giacente concreta un patrimonio separato, cioè una massa patrimoniale sottratta all’amministrazione del suo soggetto giuridico e affidata a un amministratore; ma non si tratta secondo la giurisprudenza di persona giuridica (così Cass. civ. 14.08.1951 n. 2517).

Eredità giacente ed eredità vacante

L’eredità giacente non va confusa con l’eredità vacante che si configura quando non esistono chiamati che possono ancora accettare e l’eredità è devoluta allo Stato art. 586 c.c.

Dottrina e Giurisprudenza

Dottrina e giurisprudenza si sono interrogate sulla ammissibilità dell’eredità giacente pro quota. Può capitare che, in presenza di più chiamati all’eredità, uno decida di accettare o è nel possesso dei beni ereditari, mentre gli altri, non essendo in possesso dei beni, rimangano nella posizione di chiamati. In tal caso, la giurisprudenza si è interrogata sulla configurabilità di una giacenza dell’eredità limitata alle sole quote di pertinenza dei chiamati non accettanti e non possessori oppure, tesi prevalentemente accolta, se la giacenza debba essere esclusa anche in considerazione del dato letterale della norma.

I contenuti del corso

Il corso, accreditato dal CNF, prende in esame:

  • La nomina del curatore dell'eredità giacente
  • Le funzioni
  • La cessazione dello stato di giacenza

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reati ambientali

I nuovi reati ambientali

reati ambientali

Titolo: I nuovi reati ambientali (2 corsi)

Modello didattico: casi giuridici presentati a step

Scadenza: corso scaduto

La legge 68/2015 contro i reati ambientali

Con l'entrata in vigore della legge n. 68 del 22 maggio 2015, il titolo VI bis, rubricato “Dei delitti contro l’ambiente”, viene inserito nel libro II del codice penale. Questo intervento riformatore si è reso necessario da una parte per il proliferare di fenomeni aggressivi delle matrici ambientali, accresciuti dal notevole sviluppo tecnologico che ha connotato gli ultimi anni; dall’altra a causa dell’allarmante incremento dell’ingerenza nel settore di gruppi di criminalità organizzata, le cosiddette “ecomafie”.

Le principali innovazioni

La novella, introducendo un titolo autonomo nel corpus del codice penale, traduce l’intenzione del legislatore di arginare il fenomeno della decodificazione, per effetto del quale la normazione concernente particolari settori del diritto penale viene affidata unicamente alla legislazione speciale.

Le principali innovazioni apportate dalla riforma de qua attengono all’introduzione di fattispecie incriminatrici di natura delittuosa, corrispondenti circostanze aggravanti, ma anche norme di natura premiale, disposizioni relative a misure ablatorie e importanti novità circa il regime prescrizionale.

I contenuti del corso

Il corso analizza e commenta le principali novità introdotte nel codice penale dalla legge n. 68 del 22 maggio 2015- Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente (G.U. n. 122 del 28 maggio 2015). In particolare, si prendono in esame:

  • Inquinamento ambientale - Articolo 452 bis c.p.
  • Disastro ambientale - Articolo 452 quater c.p.
  • Ravvedimento operoso - Articolo 452 decies c.p.
  • Confisca- Articolo 452 undecies c.p.

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La pubblicità degli studi legali

pubblicità-studi-legali

Titolo: La pubblicità degli studi legali (2 corsi)
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza:

  • Caso 1: 15-01-20

Crediti: 1 / corso
Costo: 25 € / corso

Pubblicità sì, pubblicità no

Il tema della pubblicità degli studi legali, fino a un recente passato, è stato oggetto di un forte e vissuto dibattito tra i membri della professione forense.
Da un lato, un numeroso gruppo di professionisti reclamava il diritto a informare il pubblico sulla validità dei propri servizi professionali.
Dall’altro un’opposta posizione, altrettanto consistente, negava in modo assoluto e aprioristico tale possibilità, intravedendo nella pubblicizzazione dell’attività forense uno svilimento di natura mercantilista del decoro e del prestigio della professione stessa.
Tale contrasto deve tuttavia, oggi, ritenersi superato per opera dell’emanazione della nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense, cristallizzata nella legge n. 247 del 31 dicembre 2012 "Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense".

I contenuti del corso

Il corso, accreditato dal CNF, analizza e commenta, alla luce della più recente giurisprudenza, le principali fonti normative e gli articoli del Codice Deontologico che prendono in esame la pubblicità e le informazioni pubbliche relative agli studi legali.

In particolare, si prendono in esame:

  • Art. 10 Legge n. 247 del 31 dicembre 2012 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense) – Informazioni sull’esercizio della professione
  • Art. 17 Codice Deontologico – Informazione sull’esercizio dell’attività professionale
  • Art. 35 Codice Deontologico – Dovere di corretta informazione
  • Art. 37 Codice Deontologico – Divieto di accaparramento di clientela
  • Art. 2 Decreto Legge 4 luglio 2006 n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale) - Disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi
    professionali
  • Art. 4 D.P.R. n. 137 del 7 agosto 2012 (Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali) – Libera concorrenza e pubblicità informativa

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condominio diritto

La riforma di condominio

riforma condominio

Titolo: La riforma di condominio (2 casi)
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza: 29-06-17
Crediti: 2/corso
Costo: 30 €/corso 
Programma: SedLex
Valutazione dei partecipanti (13 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Le novità della legge 11/12/12 n. 220

I beni comuni
La nuova formulazione della precitata norma chiarisce il concetto stesso di condominio: è la necessaria coesistenza di proprietà esclusive con proprietà in comunione tra i titolari delle prime. Il condominio, quindi, viene a esistenza senza un atto formale di costituzione, ma nel momento in cui l’originario unico proprietario procede al frazionamento di un bene immobile assegnando delle parti in via esclusiva, escludendole così dal novero di quelle di cui all’art. 1117 c.c..

L’uso delle parti condominiali è regolato sulla base della disposizione sull’uso delle cose comuni prevista dall’art. 1102 c.c. per effetto del rinvio disposto dall’art. 1139 c.c., norma di chiusura della disciplina condominiale. L’art. 1102 c.c. sancisce che: “Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto”.

La destinazione d’uso dei beni condominiali, art. 1117-ter c.c.

L’art. 1117 ter c.c., introdotto con la Legge 220/2012, prevede una disciplina specifica per la modificazione della destinazione d’uso dei beni condominiali. In sintesi, tale articolo prevede che:

  • l’assemblea può deliberare la modificazione della destinazione d’uso delle parti comuni (cfr. comma 1 dell’articolo 1117-ter del codice civile);
  • la deliberazione, ponendo un’evidente condizione per la sua validità, deve essere adottata avendo quale finalità l’“interesse condominiale” (cfr. comma 1 dell’articolo 1117-ter del c.c.);
  • per la deliberazione sono previsti i quorum qualificati di ben 4/5 dei millesimi e dei partecipanti (cfr. comma 1 dell’articolo 1117-ter del c.c.).

I temi principali del corso

La modifica della destinazione d’uso di un bene comune

  • I beni comuni nel condominio: definizione
  • L’uso dei beni condominiali da parte di ciascun condomino
  • Segue: le innovazioni
  • La modifica della destinazione d’uso dei beni condominiali: l’art. 1117-ter c.c.

L’amministrazione condominiale

  • I requisiti per svolgere l’attività di amministratore di condominio
  • Segue: l’avvocato può fare l’amministratore di condominio?
  • La nomina dell’amministratore e gli obblighi a suo carico ex art. 1129 c.c.
  • Segue: le attribuzioni ex artt. 1130 e 1130bis c.c.
  • Segue: la revoca dell’amministratore

Regolamento e detenzione di animali domestici

  • Art. 1138 V comma c.c.: libero accesso agli animali domestici in condominio
  • Segue: alcuni problemi interpretativi

Tabelle millesimali

  • Approvazione e modifica delle tabelle millesimali: la nuova disciplina

Condominio e privacy

  • Attivazione del sito internet condominiale e documentazione pubblicabile
  • La videosorveglianza

La mediazione obbligatoria in ambito condominiale

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Reato di staking

Reato di stalking

Reato di staking

Titolo: Reato di stalking (2 casi)
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza: 30-10-16
Crediti: 2/caso
Costo: 30 €/caso 
Programma: SedLex
Valutazione dei partecipanti ( valutazioni):
/10 rilevanza
/10 qualità
/10 efficacia

Da 6 mesi a 4 anni

Salvo che il fatto non costituisca reato più grave, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Se lo stalker è il coniuge

La pena è aumentata se il fatto è commesso da coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

I temi principali del corso

  • Art. 612 bis c.p. (atti persecutori)
  • Principio di determinatezza (o tassatività) della fattispecie penale
  • Il reato di stalking
  • Il principio di tassatività
  • Tipizzazione dell’evento del reato di stalking
  • Elemento soggettivo
  • Stalking e reato abituale
  • Reato di stalking e tempus commissi delicti

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Cliente e parte assistita

I rapporti con il cliente e la parte assistita

Cliente e parte assistita

Titolo: I rapporti con il cliente e la parte assistita (2 corsi)
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza: 01-12-17
Crediti: 2
Costo: 30 €
Programma: SedLex
Valutazione dei partecipanti ( valutazioni):
/10 rilevanza
/10 qualità
/10 efficacia

Il nuovo codice deontologico

Il corso di deontologia forense proposto dal programma Sed Lex prende in esame il rapporto con il cliente e la parte assistita secondo il nuovo codice deontologico. In data 31.01.2014 il Consiglio Nazionale Forense infatti ha approvato il nuovo testo del Codice Deontologico Forense (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 241 del 16.10.2014) in attuazione della Legge 2 47/2012 sulla nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense.
Il corso prende in esame il nuovo testo, in vigore dal 15 dicembre 2014, che sostituisce il previgente codice del 1997 (seppure, con le modifiche che si sono susseguite nel corso degli anni 1999, 2002, 2006, 2007, 2008, 2011).

Il cittadino al centro

Il nuovo Codice Deontologico colloca al centro delle sue previsioni il cittadino, perseguendo l'interesse pubblico al corretto esercizio della professione. Si compone di sette titoli per un totale di 73 articoli.

I temi principali del corso

Nel corso e nell'ebook sono prese in esame le differenze e le analogie tra il vecchio e il nuovo impianto normativo per quanto riguarda il tema dei rapporti tra avvocato e parte assistita. In particolare sono presi in esame i seguenti punti:

  • Il Titolo III del previgente Codice Deontologico Forense
  • L'analisi dei singoli articoli del Titolo III del previgente Codice Deontologico Forense
    • Art. 35 Rapporto di fiducia
    • Art. 36 Autonomia del rapporto
    • Art. 37 Conflitto di interessi
    • Art. 38 Inadempimento al mandato
    • Art. 39 Astensione dalle udienze
    • Art. 40 Obbligo di informazione
    • Art. 41 Gestione di denaro altrui
    • Art. 42 Restituzione di documenti
    • Art. 43 Richiesta di pagamento
    • Art. 44 Compensazione
    • Art. 45 Accordi sulla definizione del compenso
    • Art. 46 Azioni contro la parte assistita per il pagamento del compenso
    • Art. 47 Rinuncia al mandato
  • Le nuove disposizioni deontologiche
    • Art. 23 Conferimento dell'incarico
    • Art. 24 Conflitto di interessi
    • Art. 25 Accordi sulla definizione del compenso
    • Art. 26 Adempimento del mandato
    • Art. 27 Doveri di informazione
    • Art. 28 Riserbo e segreto professionale
    • Art. 29 Richiesta di pagamento
    • Art. 30 Gestione di denaro altrui
    • Art. 31 Compensazione
    • Art. 32 Rinuncia al mandato
    • Art. 33 Restituzione dei documenti
    • Art. 34 Azioni contro il cliente e la parte assistita per il pagamento del compenso
    • Art. 35 Dovere di corretta informazione
    • Art. 36 Divieto di attività professionale senza titolo o di uso di titoli inesistenti
    • Art. 37 Divieto di accaparramento di clientela

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Tutela penale diritto industriale

Tutela penale in materia di diritto industriale

Tutela penale diritto industriale

Titolo: Tutela penale in materia di diritto industriale
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza: Corso 1: 04-07-17 | Corso 2: 30-10-17
Crediti: 2 / corso
Costo: 30 € / corso
Programma: SedLex
Valutazione dei partecipanti ( valutazioni):
/10 rilevanza
/10 qualità
/10 efficacia

Contraffazione e proprietà intellettuale: le norme

In Italia, il diritto industriale e la proprietà intellettuale in generale non sono tutelati solo dalle disposizioni
civilistiche contenute nel Codice della Proprietà Industriale o CPI (D.Lgs. n. 30/2005, che ha operato il "riassetto" della proprietà industriale e successive modifiche introdotte dal c.d. decreto correttivo n. 130/2010), nel Codice civile agli artt. 2575-2594 del Titolo IX (Dei diritti sulle opere dell’ingegno e sulle invenzioni industriali) e negli ormai sempre più numerosi strumenti internazionali e comunitari, bensì anche da un ben delineato corpus di disposizioni penali.
Per tutte le suddette norme, l’oggetto della tutela è il medesimo e coincide con i diritti di proprietà industriale
così come definiti dall’art. 1 CPI: "L’espressione proprietà industriale comprende marchi ed altri segni distintivi, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, disegni e modelli, invenzioni, modelli di utilità, topografie dei prodotti a semiconduttori, informazioni aziendali riservate e nuove varietà vegetali".

I temi principali del corso

  • I beni giuridici tutelati dalle norme penali in materia di diritto industriale
    • In particolare: artt. 473 e 474 c.p. (natura monoffensiva o plurioffensiva)
    • La posizione della giurisprudenza e le implicazioni di diritto sostanziale e di diritto processuale
    • Il c.d. "falso grossolano o innocuo" e la contraffazione dei marchi delle grandi case di moda
    • Il c.d. "falso d’autore"
    • In particolare: art. 517 ter c.p. (unitarietà o meno tra il comma 1 e il comma 2)
  • Tutela penale della domanda di privativa industriale: contrasto giurisprudenziale in relazione agli artt. 473 e 474 c.p.
  • Querela presentata in modo azzardato e imprudente o pretestuoso: implicazioni civili e penali
  • Art. 474 bis c.p. (Confisca)

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Separazione divorzio

La separazione e il divorzio internazionale

Separazione divorzio

Titolo: La separazione e il divorzio internazionale (2 corsi)
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza:

  • Corso 1: 24-07-2018
  • Corso 2: 24-07-2018

Crediti: 1/corso
Costo: 30 €/corso
Programma: SedLex

Nuove abitudini sociali

Grazie alla maggiore mobilità dei cittadini comunitari ed extracomunitari all'interno dell'Unione Europea, è cosa normale assistere alla formazione di coppie e di matrimoni internazionali. In diritto, questo aspetto sociale sempre più frequente sta ponendo questioni interessanti perché quando le coppie vanno in crisi matrimoniale e parlano quindi di separazione o divorzio si pone il problema di stabilire quale sia il diritto e la giurisdizione applicabile.

La coppia internazionale

Il Libro verde del 14 marzo 2005 della Commissione Europea ha messo in luce che ci sono coppie che non sanno quale legge nazionale può essere applicata nel loro caso. Ciò accade soprattutto a causa delle notevoli differenze esistenti tra i sistemi di diritto internazionale privato dei vari Stati e alla difficoltà di tali disposizioni: basti pensare che vi sono norme di conflitto che – come nel caso dell’Italia, ex art. 31 L. 218/1995 – si rifanno ai criteri della residenza e della cittadinanza per stabilire la connessione più stretta tra i coniugi e la legge applicabile; altre – è il caso dei Paesi nordici, Regno Unito e Irlanda – che utilizzano il criterio della lex fori. Sul piano sostanziale vi è poi l’ulteriore difficoltà data dalle diversità, tra le varie legislazioni, in materia di scioglimento del vincolo matrimoniale: vi sono alcuni ordinamenti che non conoscono l’istituto della separazione personale dei coniugi (per esempio, quello austriaco e finlandese) altri invece come quello maltese e marocchino non contemplano il divorzio; così come vi è differenza in merito alle cause di scioglimento, all’efficacia e ai tempi necessari per addivenire alla cessazione del matrimonio.

I temi principali del corso

  • Qual è il giudice competente e il diritto applicabile in caso di separazione e divorzio internazionale?
  • Il Regolamento UE n.2201/2003
  • Applicabilità del Regolamento UE 2201/2003 alle coppie di fatto
  • La competenza giurisdizionale secondo la Legge 218/95
  • Il riconoscimento delle sentenze straniere di separazione e divorzio, secondo la Legge 218/1995
  • Il riconoscimento della sentenza di divorzio pronunciata all’estero, senza il previo periodo di separazione dei coniugi
  • Il diritto applicabile
  • La Legge 218/95
  • Il Regolamento UE 1259/2010
  • Regolamentazione dei rapporti genitoriali
Patrocinio a spese dello Stato

Il patrocinio a spese dello Stato

Patrocinio a spese dello Stato

Titolo: Il patrocinio a spese dello Stato (2 corsi)
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza: 01-12-17
Crediti: 2 crediti
Costo: 30 €
Programma: SedLex
Valutazione dei partecipanti ( valutazioni):
/10 rilevanza
/10 qualità
/10 efficacia

Il diritto di essere difesi

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”. In tal modo, al fine di determinare condizioni di generale uguaglianza nella tutela giurisdizionale, la persona non abbiente che vuole agire o difendersi in giudizio può richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato.
Il patrocinio a spese dello Stato è previsto unicamente per la difesa in giudizio del cittadino non abbiente, così come disposto dall'art. 24 della Costituzione.

Dal gratuito patrocinio al patrocinio a spese dello Stato

Inizialmente vi era il gratuito patrocinio, introdotto con il R.D. n. 3282 del 1923. Successivamente è stato introdotto il patrocinio a spese dello Stato, prima nelle controversie di lavoro (Legge 533/1973), poi nella disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori (Legge 184/1983). Solo in tempi più recenti l'istituto è stato esteso al processo penale e ai giudizi civili e amministrativi.

I temi principali del corso

  • Istituto
  • Condizioni soggettive della parte richiedente
  • Controversie transfrontaliere
  • Ammissibilità ed esclusione
  • Istanza di ammissione
  • Avvocati iscritti nell'elenco del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati
  • Altre spese

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