Responsabilità professionale dell’avvocato

Titolo: Responsabilità professionale dell'avvocato (2 corsi)

Modello didattico: casi giuridici presentati a step

Scadenza:

  • Corso 1: 23-02-20
  • Corso 2: 15-02-20

Crediti: 1 credito/ corso

Costo:  25 € /corso

Responsabilità professionale: una definizione

Si può definire in generale come responsabilità professionale l’insieme delle conseguenze che si ripercuotono sull’avvocato a seguito della violazione di particolari doveri, distinguendosi poi in responsabilità civile, penale o disciplinare in relazione alle specifiche disposizioni violate. E’ importante precisare che lo stesso comportamento scorretto dell’avvocato può essere valutato sotto differenti profili, dando vita a una responsabilità civile, penale o disciplinare, a seconda delle norme in base alle quali lo si giudichi.

La responsabilità civile

L’articolo 14 c. 2 della legge di riforma professionale forense (l.r.f.) precisa che l’incarico conferito all’avvocato per lo svolgimento dell’attività professionale è sempre personale, anche nell’ipotesi in cui il difensore faccia parte di un’associazione o di una società professionale.
Secondo la disposizione appena citata, tramite l’accettazione dell’incarico, il professionista ne assume la responsabilità penale illimitata, solidalmente con l’associazione o la società, qualora ne faccia parte. L’assunzione dell’incarico da parte dell’avvocato, pertanto, può essere fonte di responsabilità civile, sotto forma di responsabilità sia contrattuale sia extracontrattuale.

La responsabilità penale

Nell’esercizio dell’attività professionale l’avvocato può incorrere in varie ipotesi di responsabilità penale. La commissione di un reato nell’esercizio della professione, inoltre, può configurare un’aggravante, quando ciò avvenga con abuso di prestazione d’opera ai sensi dell’articolo 61 n. 11 c.p.
La qualifica di avvocato, d’altra parte, può essere rilevante ai fini dell’integrazione di talune fattispecie di reati propri, tra cui si citano il patrocinio o consulenza infedele (art. 380 c.p.); le altre infedeltà del patrocinatore o del consulente tecnico (art. 381 c.p.); il millantato credito del patrocinatore (art. 382 c.p.); la falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 c.p.) e la rivelazione di segreto professionale (art. 622 c.p.).

I contenuti del corso

Il corso, accreditato dal CNF,  analizza il tema della responsabilità professionale dell'avvocato, prendendo in esame:

  • Il rapporto tra cliente e professionista;
  • L’assicurazione per la responsabilità civile e contro gli infortuni;
  • Il comportamento infedele;
  • Il millantato credito;
  • Il favoreggiamento personale;
  • L’oltraggio a magistrato in udienza;
  • L’abusivo esercizio della professione;
  • I doveri di lealtà e probità;
  • La lite temeraria;
  • La responsabilità disciplinare;
  • Responsabilità penale e procedimento disciplinare;
  • Responsabilità civile e procedimento disciplinare.

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attività avvocato

Attività professionale dell’avvocato

Titolo: L'attività professionale dell'avvocato (2 corsi)

Modello didattico: casi giuridici presentati a step

Scadenza:

  • Corso 1: 25-01-20
  • Corso 2: 25-01-20

Crediti: 1 credito/ corso

Costo:  25 € /corso

Attività professionale dell'avvocato: l'assistenza giudiziale

L’assistenza giudiziale e quella stragiudiziale sono oggetto dell’attività professionale dell'avvocato.

Rientrano tra le prestazioni giudiziali tutte quelle attività attinenti a un procedimento giudiziario, a prescindere dalla specifica natura dell’atto destinato a concluderlo.
La sezione II della Corte di Cassazione, con la pronuncia 5415/2009, ha a tal proposito specificato che tra le prestazioni giudiziali vanno annoverate anche le attività che l’avvocato svolge al di fuori del processo, purché strettamente dipendenti da un mandato relativo alla difesa o rappresentanza in giudizio.
L’articolo 2 comma 5 della legge 31 dicembre n. 247/2012 sottolinea che sono attività esclusive dell'avvocato:

  • l’assistenza
  • la rappresentanza
  • e la difesa

nei giudizi dinnanzi a tutti gli organi giurisdizionali e nelle procedure arbitrali rituali.
L’articolo 348 del codice penale si premura infatti di punire chiunque svolga l’attività di assistenza giudiziale in assenza del necessario titolo di abilitazione.

L'assistenza stragiudiziale

La nozione di assistenza stragiudiziale si riferisce all’attività di consulenza legale pertanto presenta confini più labili e incerti. Le prestazioni stragiudiziali, così come quelle giudiziali esigono particolari capacità e qualificazioni, oltre che il rispetto delle norme deontologiche.
Di conseguenza l’attività stragiudiziale, quando svolta in modo professionale e continuativo, deve ritenersi riservata agli avvocati; al contrario, può essere svolta da chiunque qualora si tratti di consulenza saltuaria o episodica.

La legge di riforma della professione forense ha introdotto una tendenziale riserva in favore degli avvocati con riferimento all’attività stragiudiziale che sia riferibile, anche in prospettiva, a un’attività di natura giudiziale.
L’articolo 2 comma 6 l.r.f. sancisce in effetti che l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale è di esclusiva competenza degli avvocati, ove connessa all’attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato. Tale articolo è applicabile fuori dai casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono previste dalla legge per gli esercenti altre professioni regolamentate.

I contenuti del corso

Il corso, accreditato dal CNF,  analizza il tema dell'attività professionale dell'avvocato, prendendo in esame:

  • Il mandato alle liti e il conferimento dell’incarico
  • La distinzione tra cliente e parte assistita
  • Le professioni intellettuali nel codice civile
  • Il diritto al compenso
  • Il patto di quota lite
  • L’autonomia del compenso e la solidarietà professionale
  • La prescrizione del diritto al compenso
  • Le azioni per il pagamento del compenso
  • Il patrocinio a spese dello Stato
  • La difesa d’ufficio
  • L’avvocato telematico

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iscrizione all'albo

Iscrizione all’albo ordinario e agli elenchi speciali

iscrizione-allalbo

Titolo: Iscrizione all'albo ordinario e agli elenchi speciali (2 corsi)

Modello didattico: casi giuridici presentati a step

Scadenza:

  • Corso 1: 10-09-19
  • Corso 2: 20-09-19

Crediti: 1 credito / corso

Costo:  25 € /corso

Iscrizione all'albo ed esercizio dell'attività

L’iscrizione a un Albo circondariale è condizione necessaria per l’esercizio della professione di avvocato. Tale concetto affermato nell'art. 2 comma 3 della l.r.f. viene ribadito dall’articolo 5 del Codice deontologico forense: per l’esercizio dell’attività riservata agli avvocati è necessaria l’iscrizione all’Albo. In particolare è riservata agli avvocati iscritti all’Albo l’assistenza, la rappresentanza e la difesa nei giudizi davanti a tutti gli organi giurisdizionali e nelle procedure arbitrali rituali, nonché l’attività professionale di consulenza legale e assistenza stragiudiziale, ove connessa all’attività giurisdizionale. Per potersi iscrivere all'Albo degli avvocati occorre soddisfare i seguenti requisiti:

    • avere il diploma di laurea in giurisprudenza e aver superato l'esame di abilitazione;
    • essere cittadino italiano o di uno Stato dell'Unione Europea;
    • avere il domicilio professionale nel circondario del Tribunale ove ha sede il Consiglio dell’Ordine;
    • godere del pieno esercizio dei diritti civili;
    • non trovarsi in una condizione di incompatibilità;
    • essere di condotta irreprensibile.

Il titolo di avvocato

L’uso del titolo di avvocato spetta soltanto a chi è o è stato iscritto a un Albo circondariale e agli avvocati dello Stato. E' invece precluso agli avvocati che sono stati radiati dall’Albo. Chi esercita l’attività di avvocato in assenza di iscrizione all’Albo è soggetto a sanzioni penali e civili. Si segnala inoltre che prima di poter esercitare a pieno titolo l'attività di avvocato occorre giurare davanti al Consiglio dell’Ordine, in seduta pubblica, di impegnarsi a osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione forense.

Il decreto 178/2016

Il Ministero della Giustizia ha adottato, con decreto n. 178 del 16 agosto 2016, il regolamento recante le disposizioni per la tenuta e l’aggiornamento di albi, elenchi e registri da parte dei Consigli dell’Ordine, nonché le modalità di iscrizione e trasferimento, casi di cancellazione e impugnazioni dei provvedimenti adottati in tema dai medesimi Consigli dell’Ordine. In particolare gli articoli 2, 3 e 4 del decreto 178/2016 riportano tutti gli elementi che devono essere indicati nell’Albo, negli elenchi e nei registri per ciascun professionista iscritto. L’art. 6 “Iscrizione negli albi, nei registri e negli elenchi” dispone che la domanda di iscrizione sia inserita nel sistema informatico centrale. Tale domanda viene presentata da parte dell'interessato o del relativo Consiglio dell’Ordine circondariale. Quest'ultimo ha il compito di accertare la regolarità e la correttezza dei dati, dei documenti inseriti e la sussistenza dei necessari requisiti.

L'albo ordinario e gli elenchi speciali

L’Albo degli avvocati, gestito dal Consiglio dell’Ordine costituito presso ogni circondario di tribunale, è così suddiviso:

  • l’Albo ordinario;
  • un Registro speciale per i praticanti avvocati e un elenco per i praticanti avvocati ammessi al patrocinio sostitutivo;
  • un Elenco speciale per gli avvocati degli Enti pubblici;
  • un Elenco speciale per i professori universitari a tempo pieno;
  • una Sezione speciale dedicata agli avvocati comunitari stabiliti e alle società tra avvocati.

La data dell’iscrizione nell’Albo ordinario e negli elenchi speciali stabilisce l’anzianità per ciascun professionista.

I contenuti del corso

Il corso, accreditato dal CNF, prende in esame l'iscrizione all'albo degli avvocati e agli elenchi speciali. In particolare, vengono analizzati i seguenti punti:

  • L'iscrizione all'albo
  • L'albo ordinario degli avvocati
  • Il registro dei praticanti
  • L'elenco degli avvocati degli enti pubblici
  • Gli avvocati comunitari stabiliti
  • L'elenco degli avvocati specialisti
  • L'albo dei Cassazionisti
  • L'elenco dei professori
  • Le associazioni tra avvocati e multidisciplinari

 

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La legge Cirinnà e le unioni civili

unioni-civili

Titolo:  La legge sulla regolamentazione delle unioni civili: la riforma Cirinnà (2 corsi)
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza:

  •  Caso 1: 25-12-19
  •  Caso 2: 05-04-20

Crediti: 1 / corso
Costo: 25 € / corso

Convivenze e unioni civili tra persone dello stesso sesso

La famiglia “di fatto” individua un nucleo di soggetti legati tra loro da vincoli affettivi che non sfociano, però, nel matrimonio, restando confinanti in una sfera sociale e pre-giuridica che sempre di più tende a invadere il campo del diritto. Il problema principale che sorge con riguardo alla famiglia di fatto consiste nell’individuare un fondamento normativo che consenta di attribuire rilevanza giuridica, quantomeno per taluni profili, a un rapporto che si svolge su un piano meramente fattuale.

Le difficoltà che incontra un pieno riconoscimento normativo della convivenza sono ancora più accentuate nel nostro ordinamento in riferimento alle unioni stabili e durature tra persone dello stesso sesso. La questione assume dei connotati profondamente differenti rispetto al discorso fin qui condotto circa le convivenze di fatto: per gli omosessuali non può, infatti, parlarsi di libera scelta nel rimanere al di fuori delle regole del diritto, essendo loro preclusa del tutto la possibilità di unirsi in matrimonio.

Con la legge Cirinnà, n. 76 del 20 maggio 2016, il legislatore ha finalmente regolamentato le unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplinato le convivenze.

I contenuti del corso

Il corso, accreditato dal CNF, analizza e commenta il testo della legge n. 76 del 20 maggio 2016 "Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze".

In particolare viene presa in esame:

  • La legislazione familiare nazionale
  • Il concetto di famiglia
    - I vincoli familiari
    -La famiglia di fatto
  • La rilevanza della famiglia di fatto
  • Le unioni tra persone dello stesso sesso
    -La legge Cirinnà
    -Le unioni civili
  • Le convivenze

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avvocato-colleghi-deontologia

Il rapporto tra colleghi

avvocato-colleghi-deontologia

Titolo: Il rapporto tra colleghi
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza:

  •  Caso 2: 31-12-19

Crediti: 1
Costo: 25 €

Il rapporto tra colleghi

Con il nuovo Codice Deontologico Forense (CdF) - approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 31 gennaio 2014- i rapporti con i colleghi sono disciplinati nel Titolo III e non più nel Titolo II, diversamente dal precedente testo. Con la scelta di invertire l’ordine è stato deciso di dare centralità e preminenza ai rapporti con il cliente (ora, collocati al Titolo II) e allineare il nuovo Codice Deontologico Forense a quello europeo.
Nell’attuale codice, al Titolo III, non si ritrovano più tutti gli articoli che nella precedente versione componevano il Titolo II. In particolare, la previsione relativa ai rapporti con il Consiglio dell’Ordine (prima art. 24 ora art. 70 CdF) è stata trasferita in un nuovo Titolo sui rapporti con le Istituzioni forensi (Titolo VI), quella concernente il divieto di produzione in giudizio della corrispondenza scambiata con il collega (prima art. 28 ora art. 48 CdF) è prevista nel Titolo IV sui doveri dell’avvocato nel processo, mentre la previsione in punto di responsabilità dei collaboratori, sostituti e associati (prima art. 34 ora art. 7 CdF) è collocata nel Titolo I (Principi generali).

I contenuti del corso

Il corso, accreditato dal CNF, analizza e commenta alla luce della più recente giurisprudenza i principali articoli del Codice Deontologico che prendono in esame il rapporto con i collaboratori di studio e i praticanti. In particolare il corso prende in esame:

Art 38 Rapporto di colleganza (art. 22 precedente codice)
Art 39 rapporti con i collaboratori dello studio (art. 25 precedente codice)
Art 40 rapporti con i praticanti (art. 26 precedente formulazione)
Art. 41 rapporti con parte assistita da collega (art. 27 precedente formulazione)
Art 42 notizie riguardanti il collega (art.29 precedente formulazione)
Art. 43 obbligo di soddisfare le prestazioni affidate ad altro collega (art. 30 precedente formulazione)
Art. 44 divieto di impugnazione della transazione raggiunta con il collega (art. 32 precedente formulazione)
Art 45 sostituzione del collega nell’attività di difesa (art. 33 precedente formulazione)
Art 46 dovere di difesa nel processo e rapporto di colleganza (art. 23 precedente formulazione)
Art 47 obbligo di dare istruzioni e informazioni al collega
Art 48 divieto di produrre la corrispondenza scambiata con il collega (art. 28 precedente formulazione)
Art 70 (art. 24 precedente formulazione)

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dovere-avvocato-titolo-IV

I doveri dell’avvocato nel processo

dovere-avvocato-titolo-IV

Titolo: I doveri dell'avvocato nel processo
Modello didattico: casi giuridici presentati a step
Scadenza: 

  • Caso 1: 14-06-2019

Crediti: 2
Costo: 30 €

Il titolo IV del codice deontologico

Il titolo IV del Codice deontologico, che mancava nel precedente, rappresenta quindi una novità del nuovo testo approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 31 gennaio 2014.

Comprende gli articoli dal 46 al 62 e raccoglie tutte le norme relative all'attività processuale dell’avvocato, elencando i doveri imposti a tale figura professionale.

Nel titolo IV si possono distinguere tre gruppi di disposizioni:

  • i doveri dell’avvocato nel processo (difesa, riservatezza e verità);
  • la compatibilità del ruolo di difensore rispetto a particolari funzioni (testimone, magistrato onorario, arbitro, mediatore);
  • i rapporti dell’avvocato con vari soggetti a diverso titolo coinvolti nel processo (testimoni, magistrati, arbitri e altri ausiliari, nonché organi di informazione).

Va sottolineato che una delle novità più significative del nuovo codice è l'art. 56 che vieta al difensore che assiste minori di effettuarne l’ascolto senza il consenso degli esercenti la responsabilità genitoriale.

I temi principali del corso

Il corso prende in esame tutti gli articoli del titolo IV del codice deontologico, viene quindi proposta una analisi dei principali doveri e divieti. In particolare:

  • principio di lealtà, correttezza, diligenza e probità nell’ambito del reciproco rapporto tra difensori
  • divieto di introdurre nel procedimento elementi di prova di cui si conosca o apprenda la falsità
  • dovere di correttezza e riservatezza nella testimonianza
  • divieto di utilizzare espressioni offensive o sconvenienti
  • dovere dell'avvocato di intraprendere rapporti di reciproco rispetto coni  vari soggetti che a titolo diverso intervengono nel processo.

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